La storia dell’argenteria

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Questa storia si perde nella notte dei tempi, i vasi d’argento più antichi sono stati infatti ritrovati in tombe sumeriche, parliamo quindi di tremila anni prima di Cristo. I Romani furono grandi appassionati di argenti, dopo di loro un lungo periodo di decadenza fino al Rinascimento quando l’argento ritorna prepotentemente nella vita di tutti i giorni con piatti e posate, brocche, soprammobili e candelieri. Non a caso è questo il periodo che vede la nascita delle prime corporazioni di arti e mestieri.


La punzonatura fu applicata a Bisanzio fin dal VII secolo, ma in Europa apparve per la prima volta in Francia solo nel XIII secolo. Molti celebri artisti iniziarono il loro apprendistato come argentieri, così il Brunelleschi e Benvenuto Cellini: famosa ancor oggi la sua saliera creata per Francesco I.

La scoperta dell’America diede un ulteriore, grande impulso alla diffusione dell’argenteria per la quantità di metallo che arrivò in Europa: non furono più solo i nobili allora, ma la nuova, ricca borghesia a circondarsi di splendidi oggetti. Tra tutti i paesi l’Inghilterra si distinse per la sua capacità di produrre ed esportare argenteria verso tutti i mercati del suo vastissimo impero coloniale, gettando le basi per il predominio dell’argenteria inglese che fu apprezzata e riprodotta in tutto il mondo.

Le grandi corti imperiali europee ed extraeuropee, che dominarono tra il Settecento ed il primo Novecento, furono le committenti della migliore argenteria per adornare le proprie sontuose dimore. Quella degli Zar di Russia rese celebre la figura artistica di P. Carl Fabergé.
Dal terzo millennio a.C. e fino quasi al termine del XVIII secolo la lavorazione dell’argento era stata completamente manuale, veniva cioè eseguita con l’ausilio di  semplici utensili, come martelli di varia forma e foggia, bulini, arnesi per intagliare e cesellare. La rivoluzione industriale, che ebbe il suo avvio in Inghilterra, portò un progressivo e profondo mutamento delle tecniche di lavorazione. Già a cavallo tra il XVIII e XIX secolo esistevano macchine come il tornio e la pressa e cominciò la fioritura di aziende che producevano parti prefabbricate di teiere, caffettiere ed altri oggetti prodotti in serie per stampaggio o fusione.

All’inizio del XIX secolo, l’affermarsi di nuove classi sociali e l’incremento della popolazione dovuto a condizioni di diffuso benessere, spinsero la produzione industriale, che era la sola a poter rispondere ad una domanda di massa di oggetti a basso costo. Comunque quando si parla di lavorazione industriale non si deve pensare ad una macchina che, una volta impostata, produce in serie una miriade di pezzi identici: l’apporto del lavoro umano è sempre fondamentale, la differenza sta nella minore manualità richiesta all’argentiere e, soprattutto, nei tempi considerevolmente più ridotti di realizzazione.

Alla fine del 1800 nacque in Gran Bretagna l’”Art and Craft Movement” per cercare forme più razionali e semplici che successivamente, sotto l’influsso dei prodotti importati dall’Oriente da Arthur Liberty, si arricchirono di volute e motivi naturalistici dando vita a quello stile chiamato poi “Art Nouveau” o “Liberty” a seconda dei paesi.  I produttori più noti di quell’epoca furono Cartier in Francia, Tiffany negli Stati Uniti, Garrad in Gran Bretagna, Georg Jensen in Danimarca, Mario Buccellati, Bulgari e Cusi in Italia.

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