Il taglio dei diamanti

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Guardando un diamante grezzo non gli daremmo eccessiva importanza, potremmo anche scambiarlo per un semplice sassolino. E’ la straordinaria abilità del tagliatore che riuscirà a conferirgli la luce che è la sua caratteristica principale: nessuna altra pietra possiede la brillantezza del diamante.


Il tagliatore valuta il diamante grezzo e decide come tagliarlo per ottenere il massimo risultato possibile (a volte la forma del taglio viene anche scelta per eliminare delle inclusioni). In alcuni casi si effettua il cosiddetto “clivaggio”, un colpo secco lungo la venatura naturale che taglia in due la pietra, più spesso questa viene segata con una lama rotante ricoperta di polvere di diamante (un diamante, la materia più dura esistente in natura, può essere lavorato solo grazie ad un altro diamante). Poi la pietra viene montata su di un tornio per la “smussatura”, cioè per arrotondarne i contorni. Infine viene posta in una morsa dove, sotto l’azione di una piastra rotante ad altissima velocità, il tagliatore fa apparire tutte quelle piccole sfaccettature capaci di catturare la luce.
La bellezza di un diamante dipende proprio dal modo in cui riflette la luce. In un diamante tagliato correttamente la luce viene rifratta al suo interno e riflessa da una faccia all’altra fino a giungere all’esterno: se un diamante venisse tagliato, ad esempio, con un padiglione troppo profondo la luce si disperderebbe subito, se il padiglione risultasse invece poco profondo la luce non riuscirebbe neppure ad essere riflessa.
Sembra che l’arte di tagliare i diamanti sia nata a Firenze, presso il mediceo Opificio delle pietre dure. In tale officina venne eseguito il taglio del famoso “Fiorentino”, acquistato grezzo dal Granduca Ferdinando nel 1608.
Con l’evolversi delle tecniche, e soprattutto del gusto, nel tempo sono cambiate le forme dei diamanti. L’errore più comune che si compie è quello di confondere il termine “diamante”, che è la pietra in quanto tale, con “brillante” che è una delle tante forme in cui può essere tagliato. Ricordiamo che il primo taglio a “brillante” lo dobbiamo al veneziano Vincenzo Peruzzi nel 1680. Altri tagli importanti sono a forma di ovale, di goccia, di cuore, la navetta ed il taglio smeraldo.
Un diamante si divide, visto lateralmente, in corona, cintura e padiglione; visto dall’alto abbiamo invece la tavola e le faccette. Normalmente un diamante ha 57 faccette: la tavola, 32 sulla corona e 24 sul padiglione.

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by TriplaW
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