I titoli dell’oro

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Il titolo dell’oro, ossia la quantità di metallo puro rispetto al peso, deve essere espresso in percentuale, ovvero in millesimi, ma comunemente si usa ancora la definizione di carato.

Così, se parlo di oro 750 è facile intuire che un oggetto conterrà il 75% di oro puro, se parlo invece di 8 carati non tutti possono sapere che il titolo corrisponde a 333 millesimi.
Vediamo allora una tabella riassuntiva:

carati = millesimi         carati = millesimi

1 41,666 13 541,666
2 83,333 14 583,333
3 125 15 625
4 166,666 16 666,666
5 208,333 14 708,333
6 250 18 750
7 291,666 19 791,666
8 333,333 20 833,333
9 375 21 875
10 416,666 22 916,66
11 458,333 23 958,333
12 500 24 1000

Intanto perché usiamo il termine carato? Nell’antichità si riteneva che i semi del carrubo (in greco «keration») fossero tutti del medesimo peso e quindi venivano utilizzati come unità di misura, termine che poi è arrivato a noi attraverso l’arabo «qirat» che significa «ventiquattresima parte».
Ma perché i carati sono suddivisi in 24 parti? Dobbiamo rifarci alla «pietra di paragone», una pietra particolare proveniente dall’antica regione della Licia (attuale Turchia) che veniva utilizzata per controllare la purezza dell’oro: sfregando su di essa un oggetto il colore che ne risultava veniva confrontato con uno dei 24 di cui si conosceva la composizione e così se ne determinava il titolo. 
Una prima regolamentazione sui titoli utilizzati in oreficeria si deve ad Edoardo I che nel 1300 stabilì di utilizzare la misura di 19,2 carati, per poi passare, nel 1476, ai 18 carati con Edoardo IV.
Per quanto riguarda invece i titoli delle monete queste all’inizio erano quasi tutte di oro puro per poi scendere progressivamente ai 22 carati (titolo della sterlina e di tutte le monete in ambito inglese, vedi il sudafricano krugerrand) mentre nel resto dell’Europa, sotto l’influsso napoleonico, si scelse il titolo di 900 millesimi per i marenghi.
Abbiamo già parlato in un precedente articolo dei marchi che, per legge, debbono essere impressi sugli oggetti, sarebbe buona norma abituarsi a controllarli perché non in tutti i paesi il titolo è uguale ed anche in Italia si incomincia a commercializzare dell’oreficeria che non è più a 750 millesimi, ma meno.
Ora, se si tratta di un modo per rendere più accessibile al pubblico oggetti preziosi altrimenti difficilmente commerciabili dato il valore attuale dell’oro puro e se il cliente viene correttamente informato nessun problema, ma a volte, specialmente all’estero, si è convinti di fare un buon affare ed invece stiamo acquistando un gioiello che contiene meno oro di quello che pensiamo.
Vediamo allora i titoli più comunemente utilizzati:
– 916 millesimi (22k) nei paesi arabi
– 750 millesimi (18k) in Italia
– 583 millesimi (14k) in Francia, Germania, Inghilterra, USA
– 375 millesimi (9k) nei paesi poveri
L’articolo n.17 del D.P.R. n. 150 del 2002 dice che il titolo si appone «facendo precedere le cifre indicanti i millesimi e i decimi di millesimo di metallo fine, dai simboli Pt, Pd, Au, Ag, rispettivamente per il platino, il palladio, l’oro e l’argento e facendole seguire dal simbolo ‰. E’ anche ammesso che il titolo sia espresso sotto forma di frazione, con denominatore 1000 e con la eliminazione del simbolo ‰ ». Questo significa che l’unica punzonatura ammessa sugli oggetti è quella in millesimi e quindi controlliamo che sia scritto, all’interno di una losanga, ad esempio, «Au750‰», qualsiasi altra indicazione sarebbe invece fraudolenta.

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